Commento

Unicorni di Michela Andreozzi affronta la varianza di genere nell’infanzia con uno sguardo privo di ideologie e, attraverso una scrittura in equilibrio tra dramma e commedia, riflette più sulle fragilità degli adulti che su quelle dei figli, mettendo in discussione i limiti del progressismo familiare. Edoardo Pesce, nei panni del radiofonico Lucione, trascina il film con una prova encomiabile, abbandonando la maschera del duro per vestire i panni di un padre incerto, pieno di crepe e contraddizioni. Sul piano visivo, però, la pellicola mostra qualche incertezza e indulge in stereotipi inseriti come domande che contengono già la risposta politicamente corretta. Basti pensare alla scena del compleanno in cui Blu si presenta vestita da Sirenetta e la madre coatta di turno la definisce una “drag queen”. Una situazione costruita apposta per essere schiacciata emotivamente un secondo dopo. Anche certi dialoghi, troppo pensati per l’effetto social, finiscono per perdere naturalezza, così come alcuni personaggi eccessivamente marcati, come lo Stefano interpretato da Lino Musella, conservatore fin troppo programmatico nel suo ruolo di contraltare di Lucio.

Unicorni, di Michela Andreozzi

Un film del 2025 diretto da Michaela Andreozzi, con con Edoardo Pesce, Valentina Lodovini, Daniele Scardini, Lino Musella, Thony. Genere Commedia, – Italia, 2025, durata 105 minuti. Uscita cinema venerdì 18 luglio 2025 distribuito da Vision Distribution.

Lucio ed Elena hanno un unico figlio, Blu, un ragazzino di 9 anni che adora vestirsi da bambina e che è libero di farlo col permesso dei genitori solo quando è a casa. In occasione della recita scolastica, però, il bambino vuole a tutti i costi indossare il costume della Sirenetta: i suoi genitori, divisi tra il desiderio di assecondarlo e quello di proteggerlo, saranno i primi a dover “riconsiderare la loro apertura mentale” e a intraprendere un percorso di “consapevolezza e accettazione”.


Costo complessivo di produzione 3.766.138,99 €

Unicorni di Michela Andreozzi affronta la varianza di genere nell’infanzia con uno sguardo privo di ideologie e, attraverso una scrittura in equilibrio tra dramma e commedia, riflette più sulle fragilità degli adulti che su quelle dei figli, mettendo in discussione i limiti del progressismo familiare. Edoardo Pesce, nei panni del radiofonico Lucione, trascina il film con una prova encomiabile, abbandonando la maschera del duro per vestire i panni di un padre incerto, pieno di crepe e contraddizioni. Sul piano visivo, però, la pellicola mostra qualche incertezza e indulge in stereotipi inseriti come domande che contengono già la risposta politicamente corretta. Basti pensare alla scena del compleanno in cui Blu si presenta vestita da Sirenetta e la madre coatta di turno la definisce una “drag queen”. Una situazione costruita apposta per essere schiacciata emotivamente un secondo dopo. Anche certi dialoghi, troppo pensati per l’effetto social, finiscono per perdere naturalezza, così come alcuni personaggi eccessivamente marcati, come lo Stefano interpretato da Lino Musella, conservatore fin troppo programmatico nel suo ruolo di contraltare di Lucio. Unicorni, di Michela Andreozzi