Commento

Un coming-of-age dal titolo volutamente spiazzante, visto che gran parte della vicenda si svolge in Italia. L’idea di partenza presenta elementi interessanti, soprattutto nella riflessione sulla fast fashion, intesa come sistema che produce e consuma rapidamente ciò che è destinato a diventare scarto. Ma il film scivola presto verso un sentimentalismo prevedibile e una narrazione che resta ancorata all’ovvio. La regia evita di sfruttare davvero le possibilità a disposizione, mentre i dialoghi sembrano correre più veloci delle immagini, anticipando emozioni che la messa in scena non riesce a costruire.

A Year in London, di Flaminia Graziadei

Un film del 2026 diretto da Flamina Graziadei, con Nina Pons, Melanie Liburd, Carlotta Morelli, Matteo Bassi, Sutara Gayle, Shaun Ramos, Clementina Alberti, Nagaieh Dad, Ralph Palka, Elisabeth Jane Rizzo – Distribuzione: Emerafilm – Durata: 90′ -Origine: Italia, UK, 2026

Olivia, una giovane stilista del Sud Italia con profonde radici familiari nella sartoria, si trasferisce a Londra per un anno per studiare in una prestigiosa università di moda. Sopraffatta dal nuovo ambiente, stringe un forte legame con la sua mentore, Nina Clark, una designer affermata, nera e dichiaratamente omosessuale. Dopo essere sopravvissute insieme a una rapina a mano armata, Olivia e Nina sviluppano un legame unico, alimentato dalla passione condivisa per una moda inclusiva e sostenibile. Nonostante i sentimenti reciproci, Nina mantiene i confini professionali, e il ritorno improvviso di Olivia in Italia mette alla prova la loro relazione. Il loro futuro dipenderà dalla capacità di superare distanza e insicurezze, trovando il coraggio di esprimere ciò che provano davvero.

Un coming-of-age dal titolo volutamente spiazzante, visto che gran parte della vicenda si svolge in Italia. L’idea di partenza presenta elementi interessanti, soprattutto nella riflessione sulla fast fashion, intesa come sistema che produce e consuma rapidamente ciò che è destinato a diventare scarto. Ma il film scivola presto verso un sentimentalismo prevedibile e una narrazione che resta ancorata all’ovvio. La regia evita di sfruttare davvero le possibilità a disposizione, mentre i dialoghi sembrano correre più veloci delle immagini, anticipando emozioni che la messa in scena non riesce a costruire. A Year in London, di Flaminia Graziadei