Commento

Una sorta di western urbano ambientato nella Roma degli anni Settanta, dove la motocicletta prende il posto del cavallo. La trama è piuttosto esile e la messa in scena risulta a tratti poco credibile, ma il film è impreziosito da alcune sequenze d'azione iconiche, su tutte l'inseguimento in cui Giraldi sale con la moto le scale di un palazzo per poi lanciarsi in una rocambolesca corsa sui tetti di Roma. Il film si regge soprattutto sul carisma di Tomas Milian, che con la sua energia e il suo umorismo. Con Squadra antiscippo nasce uno dei personaggi più popolari del cinema italiano e prende forma un nuovo filone del poliziottesco, capace di affiancare la commedia al realismo duro e violento dei film di registi come Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari e Umberto Lenzi.

Squadra antiscippo, di Bruno Corbucci

Un film di Bruno Corbucci (primo della saga di Nico Giraldi), con Jack Palance, Tomas Milian, Maria Rosaria Omaggio, Guido Mannari, Jack La Cayenne. Genere Poliziesco – Italia, 1976, durata 92 minuti.

Il maresciallo Giraldi è nemico accanito degli scippatori; il suo avversario imprendibile è il “Baronetto”, che ha scippato a un americano una preziosa valigetta. L’americano farebbe la pelle al “Baronetto”, se costui non incappasse in Giraldi, che finalmente ha il suo uomo tra le mani.

TRAMA DETTAGLIATA

A Roma, il maresciallo Nico Giraldi lavora nella squadra antiscippo. È un poliziotto fuori dagli schemi: gira in motocicletta, usa metodi poco ortodossi e conosce perfettamente il mondo della microcriminalità, anche perché in gioventù ha frequentato gli stessi ambienti. Per questo motivo è convinto che il vero problema non siano tanto gli scippatori, quanto i ricettatori che acquistano e rivendono la refurtiva. Il suo principale avversario è Achille Pettinari, soprannominato “il Baronetto”, abilissimo scippatore che riesce sempre a evitare l’arresto grazie a un ingegnoso stratagemma. Ogni volta che rischia di essere catturato si fa ricoverare in ospedale, fingendo una grave crisi renale con l’aiuto di un parente paramedico, costruendosi così un alibi inattaccabile. Giraldi lo insegue continuamente senza mai riuscire a incastrarlo.

La situazione cambia quando il Baronetto, insieme ai complici Gipo e Chiappetta, mette a segno quello che sembra uno scippo come tanti: davanti a un albergo ruba una valigetta a un elegante cittadino americano. Solo dopo scopre che all’interno ci sono cinque milioni di dollari. Ignorando il vero proprietario del denaro, decide di nascondere il bottino e trovare il modo di riciclarlo. In realtà la valigetta appartiene a Norman Shelley, che dietro un’apparenza rispettabile nasconde una potente organizzazione criminale internazionale dedita al riciclaggio di denaro sporco. Per Shelley quella perdita è inaccettabile: scatena così i suoi uomini per recuperare il denaro ed eliminare tutti coloro che hanno partecipato al furto. Uno dopo l’altro i complici del Baronetto vengono rintracciati. Gipo viene brutalmente assassinato in una sala biliardi come monito. L’altro complice tenta di fuggire e Giraldi prova persino a salvarlo durante un rocambolesco inseguimento sui tetti di Roma, ma il ladro precipita nel vuoto e muore prima di poter testimoniare. Resosi conto che anche lui è diventato un bersaglio, il Baronetto comprende che l’unico posto sicuro è il carcere. Per questo si lascia arrestare volontariamente da Giraldi e gli racconta tutto ciò che sa sulla misteriosa valigetta e sul suo proprietario. Le indagini del maresciallo cambiano così completamente direzione. Da un semplice caso di scippi si passa a un’inchiesta internazionale. Giraldi scopre infatti che Norman Shelley è in realtà Richard Russo, un influente funzionario dell’ambasciata americana che sfrutta l’immunità diplomatica per dirigere indisturbato un enorme traffico illecito di denaro. Pur ostacolato dalle limitazioni imposte dallo status diplomatico del criminale, Giraldi organizza un piano insieme al Baronetto, utilizzandolo come esca per costringere Russo a esporsi. Ne nasce una serie di inseguimenti in moto, sparatorie e regolamenti di conti che attraversano diversi quartieri della capitale. Alla fine Giraldi riesce a raccogliere prove sufficienti per smascherare il doppio gioco del diplomatico. Tuttavia non può arrestarlo come un normale criminale proprio a causa dell’immunità di cui gode. L’unica soluzione possibile è farlo dichiarare persona non grata ed espellerlo dall’Italia, dove verrà rimpatriato affinché sia processato nel suo Paese. Il denaro viene recuperato e l’organizzazione criminale smantellata.

Il film si conclude con Giraldi che torna alle sue strade e ai suoi piccoli delinquenti, confermandosi un poliziotto pragmatico, irriverente e profondamente legato alla realtà popolare di Roma. Questo episodio getta le basi del personaggio che, nei capitoli successivi, evolverà ulteriormente fino ad assumere molti dei tratti comici e dialettali per cui è rimasto celebre. 

Una sorta di western urbano ambientato nella Roma degli anni Settanta, dove la motocicletta prende il posto del cavallo. La trama è piuttosto esile e la messa in scena risulta a tratti poco credibile, ma il film è impreziosito da alcune sequenze d'azione iconiche, su tutte l'inseguimento in cui Giraldi sale con la moto le scale di un palazzo per poi lanciarsi in una rocambolesca corsa sui tetti di Roma. Il film si regge soprattutto sul carisma di Tomas Milian, che con la sua energia e il suo umorismo. Con Squadra antiscippo nasce uno dei personaggi più popolari del cinema italiano e prende forma un nuovo filone del poliziottesco, capace di affiancare la commedia al realismo duro e violento dei film di registi come Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari e Umberto Lenzi. Squadra antiscippo, di Bruno Corbucci