SCHOOL OF MAFIA

PUNTEGGIO CRITICA 35%

Un film con Giuseppe Maggio, Guglielmo Poggi, Michele Ragno, Emilio Solfrizzi, Fabrizio Ferracane .

TRAMA

New York, alla morte del boss Frankie Ghost, gli altri boss della mafia italo-americana (Donato Cavallo, Vito Masseria e Primo Di Maggio) si riuniscono per decidere gli sviluppi futuri della malavita Newyorkese. Ben presto, tutti capiscono che, nonostante l’accordo, questo avrà vita breve, visto che i figli dei boss, hanno tutti intrapreso strade diverse da quella del crimine: Tony Masseria è un’insegnante di danza, Giuseppe Maggio è un cantante emergente, mentre Joe Cavallo è addirittura iscritto alla accademia di polizia. I 3 boss decidono di “rapire” i rispettivi figli e mandarli in Sicilia da “Mister T” (Don Turi) affinché gli addestri alla vita mafiosa. Giunti in Sicilia controvoglia, e sotto la supervisione di Salvo “Lo Svizzero”, i tre apprenderanno in maniera esilarante tutte le regole e i sistemi da adottare per divenire dei veri mafiosi. Parallelamente all’addestramento, i 3 troveranno anche la forza di unire le loro forze, fino a fare arrestare i padri e Don Turi durante il matrimonio di Giuseppe. Dopo questo episodio e le conseguenti condanne ai boss, i tre, unitamente a Rosalia (la moglie di Maggio Jr.) saranno costretti a rifugiarsi in una non ben identificata località artica, per sfuggire alle rappresaglie delle famiglie.

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2,5 / 5

Recensione di Paola Casella

La premessa di School of Mafia è ottima, quasi al pari di quella di Terapia e pallottole, e la sceneggiatura, firmata a otto mani dal regista Alessandro Pondi insieme a Paolo Logli, Mauro Graiani e Riccardo Irrera prova ad esserne all'altezza, riuscendoci soprattutto nella costruzione delle lezioni di Mr T che attingono alla realtà e mostrano come, al netto della degenerazione morale, ci sia qualcosa da imparare anche da un decalogo per uomini "d'onore".
È fondamentale anche che a impartire quelle lezioni siano il formidabile Nino Frassica, che non sbaglia un gesto o un'intonazione (essendo anche uno dei pochi siciliani veri del cast), e di Maurizio Lombardi che, nei panni di Salvo, costruisce una caratterizzazione degna dei film della Wertmuller.

Buoni anche i caratteristi di contorno, dal sempre affidabile Gianfranco Gallo a Tony Sperandeo, da Mario Pupella a Giulio Corso. Fra i giovani le sorprese sono Giulia Petrugnaro ma soprattutto Michele Ragno, che riesce a tirare fuori dal ruolo di Tony, sulla carta a pesante rischio di stereotipizzazione negativa dell'omosessualità, mille sfumature che lo rendono invece il personaggio più interessante della storia.

La buona riuscita del film, che comunque per molti versi funziona, sta nei disequilibri di tono: nel gestire il genere, anzi, i generi, servirebbe una maggiore coerenza stilistica, che qui è garantita più dall'ottima fotografia di Vladan Radovic e dal montaggio competente di Marco Spoletini che dalla regia, spesso diluita in inquadrature "ad effetto", e dalla sceneggiatura, che forse sconta il numero eccessivo di menti creative alla scrittura. Anche alcune incongruenze nel tratteggio dei personaggi (soprattutto Joe l'aspirante poliziotto, di per sé ben interpretato da Guglielmo Poggi) così come nelle svolte narrative tolgono forza ad una premessa comica in sé davvero divertente.
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SENTERI SELVAGGI
SENTIERI SELVAGGI

1 / 5

Recensione di Carmelo Leonardi

Alessandro Pondi, dopo Chi m’ha visto (2017) e Tutta un’altra vita (2019), ritorna al cinema con School of Mafia, commedia che cerca di parodiare il gangster movie senza il successo dei tentativi precedenti operati in Italia. Uno tra i primi esempi che saltano alla mente, pensando a film che parlano di mafia utilizzando il filtro della commedia, è Johnny Stecchino (1991) di Roberto Benigni che utilizzava il meccanismo dello scambio d’identità, già utilizzato da Totò (non solo) nel film di Camillo Mastrocinque Totò a Parigi (1958), per fare critica sociale e mostrare la corruzione di una società che vive distaccata da tutto il resto del mondo, un “sistema” che solo un anno più tardi farà saltare in aria la macchina di Giovanni Falcone. Un altro esempio più recente è il film di Enrico Lando, Quel bravo ragazzo (2016) che segnava il tentativo di Herbert Ballerina di passare dal piccolo al grande schermo distaccandosi dalla figura di Maccio Capatonda, qui comunque rimasto a spalleggiarlo. Quel bravo ragazzo e School of Mafia hanno praticamente la stessa trama, con la differenza che almeno il film di Lando risultava abbastanza scorrevole.

School of Mafia non riesce a far ridere, è sgradevole e in fin dei conti offensivo. È costruito su una premessa narrativa iniziale molto debole e su un didascalismo fastidioso. Ci sono interpreti come Maurizio Lombardi e Paola Minaccioni che riescono a tener a galla alcuni momenti del film, altri che rimangono anonimi. Il film collassa su se stesso e fa infervorare ad ogni battuta e gag da medioevo sul personaggio omosessuale di Michele Ragno e per il qualunquismo con cui viene tratteggiata la Sicilia e il siciliano medio che ricorda, ad altre latitudini, lo spot per la Calabria fatto da Muccino l’anno scorso.
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