Il nostro giudizio

Ambientato durante il lockdown del Covis-19, Quattordici giorni si trasforma presto in una riflessione sul confinamento, che simboleggia una rottura con il mondo precedente. Carlotta Natoli offre una performance passivo-aggressiva che, seppur convincente, risulta a volte forzata. Meglio Thomas Trabacchi.

Quattordici giorni, di Ivan Cotroneo

Un film del 2021 di Ivan Cotroneo con Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli.

TRAMA

Marta e Lorenzo, una coppia sposata da dodici anni, si trovano improvvisamente in una crisi profonda. Marta scopre che Lorenzo ha un’amante e lui è deciso a lasciarla per questa persona. Tuttavia, i loro piani vengono interrotti da una pandemia che costringe tutti a rimanere in casa, e una potenziale esposizione al virus li obbliga a una quarantena forzata. Confinati nel loro appartamento, tra soggiorno e camera da letto, iniziano una battaglia domestica piena di tensioni e conflitti. Il film culmina al quattordicesimo giorno di quarantena, lasciando intendere che solo uno dei due emergerà vincitore da questa guerra coniugale.

RECENSIONE

Quattordici giorni, diretto da Ivan Cotroneo, si contraddistingue per la sua teatralità e per una scrittura intensa e precisa.

Il film può essere facilmente associato a Carnage di Roman Polanski e ad altri film di successo girati in un’unica location, ma un’analisi più attenta riporta il pensiero in Italia, dirottandoci su quanto pochi sono i film italiani che hanno esplorato il tema della pandemia, ad eccezione di Fuori era primavera – Viaggio nell’Italia del lockdown di Gabriele Salvatores e Zeros and Ones di Abel Ferrara.

Tuttavia, contrariamente al suo contesto, Quattordici giorni non è un film impregnato dal panico pandemico, né rivela un sotto testo di critica sociale relativo all’era del Covid-19, piuttosto, si presenta come un’interpretazione sentimentale simile a In Treatment, arricchita, da momenti coinvolgimenti e da una profonda analisi psicologica della dinamica di coppia.

Marta e Lorenzo vivono in un appartamento che sembra uscito da una rivista di design ma scoprono che il loro spazio è in realtà ristretto e isolato e reinventano, tra gelosie e ripicche, il loro modo di vivere e di relazionarsi. Quattordici giorni si trasforma presto in una riflessione sul confinamento, che simboleggia una rottura con il mondo precedente. Carlotta Natoli offre una performance passivo-aggressiva che, seppur convincente, risulta a volte forzata. Meglio Thomas Trabacchi. Il film si conclude con un finale che, pur essendo adeguato, manca di audacia e innovazione.

- Advertisement -spot_img

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ambientato durante il lockdown del Covis-19, Quattordici giorni si trasforma presto in una riflessione sul confinamento, che simboleggia una rottura con il mondo precedente. Carlotta Natoli offre una performance passivo-aggressiva che, seppur convincente, risulta a volte forzata. Meglio Thomas Trabacchi.Quattordici giorni, di Ivan Cotroneo