Commento

Attraverso un film che racconta il suo rapporto con il padre Luigi, Francesca Comencini realizza l'opera più autobiografica e coraggiosa della sua carriera, persino più intima del suo esordio, *Pianoforte* (1984). Ne nasce un racconto sincero e toccante, in cui l'autrice riesce a trasformare la propria esperienza personale in cinema, fondendo con naturalezza memoria, affetti e creazione artistica. Francesca Comencini, però, non si limita a raccontare con sincerità il rapporto tra una figlia e suo padre, riesce anche a restituire il contesto storico in cui quella relazione prende forma, seguendo idealmente la lezione di Luigi Comencini, secondo cui «bisogna far vedere il contesto in cui si muovono i personaggi, altrimenti il pubblico non ci capisce niente». Memorabile la scena in cui gli studenti applaudono alla notizia del rapimento di Aldo Moro, un momento che restituisce con onestà il clima politico e culturale dell'epoca, senza filtri né edulcorazioni, ricordando come la memoria collettiva finisca spesso per semplificare o riscrivere una realtà molto più complessa e contraddittoria.

Il tempo che ci vuole, di Francesca Comencini

Un film di Francesca Comencini, con Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, Luca Donini. Genere Drammatico, – Italia, 2024, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 26 settembre 2024 distribuito da 01 Distribution.

Negli anni di piombo, Francesca Comencini ripercorre il profondo legame con il padre Luigi, uno dei più importanti registi italiani, sullo sfondo di un Paese attraversato da tensioni politiche e sociali. Tra il cinema, gli affetti e le fragilità personali, il film racconta un intenso percorso di crescita e formazione, trasformando una storia familiare in un ritratto sincero di un’epoca e del potere salvifico dell’amore e dell’arte.

Attraverso un film che racconta il suo rapporto con il padre Luigi, Francesca Comencini realizza l'opera più autobiografica e coraggiosa della sua carriera, persino più intima del suo esordio, *Pianoforte* (1984). Ne nasce un racconto sincero e toccante, in cui l'autrice riesce a trasformare la propria esperienza personale in cinema, fondendo con naturalezza memoria, affetti e creazione artistica. Francesca Comencini, però, non si limita a raccontare con sincerità il rapporto tra una figlia e suo padre, riesce anche a restituire il contesto storico in cui quella relazione prende forma, seguendo idealmente la lezione di Luigi Comencini, secondo cui «bisogna far vedere il contesto in cui si muovono i personaggi, altrimenti il pubblico non ci capisce niente». Memorabile la scena in cui gli studenti applaudono alla notizia del rapimento di Aldo Moro, un momento che restituisce con onestà il clima politico e culturale dell'epoca, senza filtri né edulcorazioni, ricordando come la memoria collettiva finisca spesso per semplificare o riscrivere una realtà molto più complessa e contraddittoria. Il tempo che ci vuole, di Francesca Comencini