Commento

Di Stefano non tradisce le aspettative con un film sul tennis meno spettacolare del recente Challengers di Guadagnino, ma capace di mantenere viva una certa tradizione di cinema italiano agrodolce, costruito in contesti dal sapore vecchio stile, quasi sospesi nel tempo, dove la forza dei dialoghi finisce per contare più della fluidità narrativa. In Il Maestro lo sport non è mai davvero centrale, il tennis diventa piuttosto il veicolo per raccontare una storia in cui diventa vitale lasciarsi alle spalle le proprie fragilità e, perché no, anche ballare al ritmo potente e nostalgico di Battiato, per espellere tutte le tossine che intossicano la vita. Perché, in fondo, come nel tennis, anche nella vita bisogna saper giocare all’attacco.

Il maestro, di Andrea Di Stefano

Un film del 2025 diretto da Andrea Di Stefano, con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano. Genere Drammatico, – Italia, 2025, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 13 novembre 2025 distribuito da Vision Distribution.

Nel 1989 Felice Milella è un tredicenne, che compete nel tennis a livello regionale, allenato dal padre Pietro, che nutre grandi ambizioni per il figlio, facendo due lavori e spendendo tutto il possibile per permettergli di lanciarlo nei tornei a livello nazionale ai quali lo ha iscritto per quell’estate, arrivando a sacrificare le vacanze per il resto della famiglia pur di farlo giocare, con l’ambizione di farlo diventare un tennista professionista.


  • Costo complessivo di produzione 11.643.462,21 €
  • Film d’essai 2026
  • Contributi ricevuti
  • – Tax Credit Produzione
    Anno 2025 : 3.670.614,80 €
Di Stefano non tradisce le aspettative con un film sul tennis meno spettacolare del recente Challengers di Guadagnino, ma capace di mantenere viva una certa tradizione di cinema italiano agrodolce, costruito in contesti dal sapore vecchio stile, quasi sospesi nel tempo, dove la forza dei dialoghi finisce per contare più della fluidità narrativa. In Il Maestro lo sport non è mai davvero centrale, il tennis diventa piuttosto il veicolo per raccontare una storia in cui diventa vitale lasciarsi alle spalle le proprie fragilità e, perché no, anche ballare al ritmo potente e nostalgico di Battiato, per espellere tutte le tossine che intossicano la vita. Perché, in fondo, come nel tennis, anche nella vita bisogna saper giocare all’attacco. Il maestro, di Andrea Di Stefano