GENITORI VS INFLUENCER

PUNTEGGIO DELLA CRITICA 51%

Un film di Michela Andreozzi con Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis, Nino Frassica e Paola Minaccioni.

TRAMA

Un padre professore di 48 anni e una figlia di 15 anni con il sogno di diventare influencer si scontrano come in un normale rapporto genitore-adolescente. Il padre non ama che la figlia Simone usi sempre il cellulare, quindi la ragazzina manda un messaggio alla famosa webstar Ele-O-Nora di 24 anni. La star fa un appello che rende il professore un volto pubblico e iniziano a crescere i followers. Piano piano nascono storie d’amore e di concorrenza fra i protagonisti.

MOVIEPLAYER
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3,5 / 5

Recensione di Antonio Cuomo

Nello scrivere la recensione di Genitori vs Influencer siamo chiamati a un impegno, quello di affrontare l'argomento e il conflitto generazionale che ne deriva con lo stesso equilibrio con cui lo fa il film di Michela Andreozzi, di non lasciare che il boomer che scrive prenda una posizione netta. Lo Sky Original in onda a Pasqua mette infatti in scena proprio il contrasto tra un padre insegnante, interpretato da Fabio Volo, e una figlia della cosiddetta generazione Z, più incline a seguire e apprezzare il mondo degli influencer e dei social che usano per veicolare il loro lavoro. Uno scontro che, almeno nella prima parte, il film riesce a raccontare con spunti interessanti.

MYMOVIES
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3 / 5

Recensione di Paola Casella

Da quando sua moglie è venuta a mancare, Paolo ha cresciuto la figlia Simone (“come la de Beauvoir”) cercando di non farle mancare niente, compresa una “famiglia” di inquilini condominiali. Paolo è docente di filosofia in un liceo della Capitale e insegna alla figlia a valutare le cose con spirito critico. Ma quando Simone entra nell’era dello smartphone la comunicazione padre-figlia subisce una battuta d’arresto: la ragazza, ormai quindicenne, sembra diventata ostaggio del suo cellulare, immersa in un mondo virtuale che il papà denigra. In particolare Paolo detesta gli influencer: “Ne basta uno per rovinare il lavoro di professori e genitori”. E quando Simone rende virale l’ennesima sparata di papà contro i “friggitori del nulla”, Paolo si ritrova a duellare con Ele_O_Nora, una influencer seguitissima dai ragazzi – fra cui Simone.

Genitori vs Influencer nasce dall’esperienza di un padre che ha visto le figlie rapite dai cellulari: Fabio Bonifacci ha scritto il soggetto, e poi la sceneggiatura insieme a Michela Andreozzi, parlando di cose che conosce, il che è evidente nei dettagli che disseminano la narrazione, e che qualunque genitore (ma anche qualunque figlio adolescente) può riconoscere come quotidianità.

SCREEN MOVIE
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6 / 10

Recensione di Andrea Ghidorzi

Genitori vs Influencer è una commedia esilarante italiana dai toni romantici. La sceneggiatura è modesta, ma funziona. La regia di Michela Andreozzi segue con attenzione le vicende di Paolo (Fabio Volo), classico genitore dei giorni nostri: un “boomer”, come lo chiamerebbero quelli della “generazione z”. I valori di una volta e la mentalità tradizionalista di un professore di filosofia si scontrano con i costumi delle nuove generazioni: Bauman vs Giulia De Lellis. Nella società di oggi, come afferma il noto filosofo polacco Zygmunt Bauman, emerge l’individualismo sfrenato, nel quale nessuno è più compagno di viaggio ma antagonista di ciascuno. Questo atteggiamento ha reso fragile l’uomo, negandogli ogni punto di riferimento, facendo dissolvere il tutto in una sorta di liquidità inafferrabile. Le uniche soluzioni per l’individuo sono dunque l’apparire a tutti costi e il consumismo.

CINEMATOGRAPHE
CINEMATOGRAPHE

2,7 / 5

Recensione di Federica De Masi

Influencer senza né arte né parte affollano le bacheche, giovani incollati davanti a contenuti considerati dai genitori privi di spessore e veicolati con dubbia etica morale, adulti che guardano con diffidenza i social e li ripudiano a prescindere. Una frattura insanabile quella tra genitori e influencer? Il film di Michela Ramazzotti sfrutta questa annosa questione per lanciare un messaggio positivo: a fare la differenza è il giusto approccio ai nuovi mezzi di comunicazione, che se ben utilizzati possono dar vita anche a cose positive. Il dibattito sul corretto utilizzo dei social network da parte dei giovanissimi è attualissimo, ancor di più se si pensa al tempo che tutti, anche gli adulti, trascorriamo sulle bacheche di Facebook e Instagram durante i mesi di pandemia. Genitori vs Influencer, come le buone commedie sanno fare, offre intrattenimento e uno spunto di riflessione per un confronto aperto tra diverse generazioni.

FILMPOST
FILMPOST

5 / 10

Recensione di Francesco Santini

opo l’era dei reality show è ormai arrivata quella dei social network. In tal senso coglie la palla al balzo Genitori vs influencer, commedia diretta da Michela Andreozzi, disponibile su Sky cinema uno, di cui vi parleremo più approfonditamente nella nostra recensione. Il film affronta le tematiche dello scontro generazionale genitori-figli in merito all’utilizzo degli smartphone e delle tecnologie moderne. Al centro della vicenda c’è il mondo dei social e soprattutto quello degli influencer di professione. Il tutto raccontato attraverso il linguaggio tipico della commedia all’italiana, quella moderna per intenderci. Paolo, un professore di filosofia, è alle prese con sua figlia Simone che non riesce a distaccarsi dal suo telefonino neanche a tavola.

IL CINEMATOGRAFO
IL CINEMATOGRAFO

2 / 5

Recensione di Giulia Lucchini

“Il cinema è morto”. E’ una battuta del film. Peccato che non rimanga tale e l’affermazione di Massimiliano Bruno, nel ruolo del preside di una scuola romana, qui diventa tristemente una realtà, anzi una constatazione.

Suo malgrado (diamo il beneficio del dubbio) Genitori vs Influencer, il nuovo film di Michela Andreozzi (dal 4 aprile in prima assoluta su Sky Cinema Uno e disponibile on demand e in streaming su NOW), dà un bella spinta in questa direzione e l’invenzione dei fratelli Lumière scompare dal nostro orizzonte lasciando sempre più spazio non solo al piccolo schermo, ormai anche esso datato e fuori moda, ma ai social (uno su tutti: Instagram). E non semplicemente perché la storia parla di questa nuova forma di comunicazione.

Il film prende spunto dalla biografia del regista e sceneggiatore, sui binari del racconto di formazione: non è quello personale, intimo l’unico motivo inedito, e perfino sorprendente, nella filmografia di Sorrentino, giacché anche la messa in scena si risolve a una semplicità, e perfino elementarità, che non avremmo detto, ché fin qui non avevamo visto. Un ritorno al futuro che apre prospettive inedite per l’autore, dopo l’impasse del dittico Loro su Berlusconi e l’esperienza seriale dei due Papi. Lo stile trasmuta in sensibilità, l’adrenalina in confidenza, l’iperbole in paratassi, l’exploit in consapevolezza: non è un film esaltante, perché non lo vuole essere.

IL MORANDINI
IL MORANDINI

2 / 5

Recensione di Morando Morandini

Commediola evanescente su genitori vecchio stampo che non riescono a comunicare con figli dipendenti dalla tecnologia...

SENTERI SELVAGGI
SENTIERI SELVAGGI

1,8 / 5

Recensione di Alessio Baronci

Il film vorrebbe infatti partire dal confronto tra mondo analogico e digitale per contrapporre vecchi e nuovi stilemi della commedia all’italiana e tuttavia non riesce a trovare una sintesi tra le sue istanze risultando non solo un prodotto innocuo ma anche ambiguo nei confronti della realtà che intende rappresentare.

La storia di Paolo, professore apprensivo e contrario ai social che si scontra con la figlia Simone e con l’influencer Ele-O-Nora, salvo poi venire sedotto dal patinato mondo di internet, sarebbe stato il terreno ideale per descrivere il nuovo contesto digitale ma confrontandosi con il film viene da chiedersi quanto alla diegesi interessi farlo davvero.

Genitori vs influencer racconta infatti la dimensione social senza dare l’impressione di conoscerla, limitandosi a considerarla un buco nero che inghiotte il reale e spinge gli utenti a comportamenti insensati. Le argomentazioni del film si reggono su un’impalcatura sottile, la stessa che sostiene il ritratto superficiale delle nuove generazioni al centro del racconto, la cui psicologia è ridotta ad astruso bigino di definizioni usa e getta.

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