Commento

Un film che trasforma il paesaggio in presenza narrativa, con Matilda De Angelis che regge il film, ma questa centralità diventa anche il limite della storia che si sviluppa rapidamente in verticale.

Atlas, di Niccolò Castelli

Allegra, sopravvive all’attentato di Marrakech del 28 aprile 2011 in cui persero la vita diciassette persone, tra cui i tre amici che erano con lei. Devastata nel fisico per le ferite riportate e nell’anima per il trauma psicologico e il lutto subiti, vive la sua storia attraverso continui flashback.

Atlas è un film che trasforma il paesaggio in presenza narrativa, costruisce il suo spazio narrativo attraverso luoghi riconoscibili e concreti, le montagne che circondano l’orizzonte, le strade ordinate di Lugano percorse quasi in punta di piedi, e i tragitti ferroviari che Allegra attraversa ogni giorno per lavoro. Matilda De Angelis regge quasi da sola il film, la sua elaborazione del lutto è intensa e coinvolgente, ma questa centralità diventa anche il limite di Atlas. Gli altri personaggi, come il padre interpretato da Neri Marcorè, restano meno incisivi.

Un film che trasforma il paesaggio in presenza narrativa, con Matilda De Angelis che regge il film, ma questa centralità diventa anche il limite della storia che si sviluppa rapidamente in verticale.Atlas, di Niccolò Castelli