Un film del 1973 di Federico Fellini con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano.
TRAMA
La vicenda narra la vita che si svolge nell’antico borgo di Rimini (San Giuliano, vicino al Ponte di Tiberio) da una primavera all’altra, nei primi anni trenta. Un anno esatto di storia, che rispecchia i miti, i valori e il quotidiano dell’epoca tramite gli abitanti della cittadina: la provocante estetista Gradisca, la ninfomane Volpina, una tabaccaia formosa, un ampolloso avvocato dalla facile retorica, il matto Giudizio e un motociclista esibizionista (Scurèza di Corpolò). Tutti loro interagiscono col folklore delle feste paesane, le adunate del sabato fascista, attendono al chiaro di luna il passaggio del transatlantico Rex e la famosa gara automobilistica delle Mille Miglia, osservano meravigliati la villeggiatura dell’emiro dalle trenta concubine. Ma i veri protagonisti sono i sogni ad occhi aperti dei giovani del paese, influenzati, come i loro coetanei di ogni tempo, dalla prepotente esplosione ormonale. Tra questi adolescenti emerge Titta, che cresce subendo condizionamenti sia fuori che dentro le mura domestiche. La sua vita si divide tra l’inarrivabile Gradisca, i grossi seni della tabaccaia e i balli d’estate al Grand Hotel spiati da dietro le siepi. La sua famiglia è composta dall’anarchico padre Aurelio, piccolo imprenditore edile perennemente in discordia con la moglie Miranda (che muore nell’anno che il film narra), lo zio materno Lallo (tiepido milite fascista ma impenitente dongiovanni, che vegeta alle spalle dei parenti), lo zio paterno Teo, ricoverato in manicomio e il nonno che scoppia di salute e che tra un detto moraleggiante e l’altro non si fa mancare delle avances con la domestica.