AI CONFINI DEL MALE

PUNTEGGIO CRITICA 58%

Un film di Vittorio Alfieri con Edoardo Pesce, Massimo Popolizio, Roberta Caronia, Chiara Bassermann, Luka Zunic

TRAMA

Due ragazzi, di nome Adele e Luca, spariscono nel nulla dopo aver partecipato a un rave party nei boschi. Ad occuparsi del caso sono l’integerrimo capitano Giorgio Rio, padre di Luca e con un passato duro alle spalle, e il duro tenente Fabio Meda detto cane pazzo, affetto da dipendenza sessuale e da una psicosi da quando ha perso moglie e figlio in un incidente d’auto, divisi da modi diversi di vivere e d’indagare sul caso.

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2,5 / 5

Recensione di Paola Casella

Tratto dal romanzo "Il confine" di Giorgio Glaviano, cosceneggiatore insieme a Fabrizio Bettelli e al regista e montatore Vincenzo Alfieri, Ai confini del male è un thriller dall'impianto tradizionale, realizzato secondo tecniche cinematografiche contemporanee.

La sceneggiatura è un gioco ad incastro e funziona piuttosto bene, anche se le sottolineature sono pesanti e incessanti, e la regia d'azione è buona, molto ben coadiuvata anche dalla notevole abilità di montaggio di Alfieri. Ma il film risente di un eccesso di finzione: è tutto troppo costruito, ogni inquadratura è studiata più per ambizione autoriale che per necessità narrativa, e l'atmosfera, che in un thriller è tutto, manca di rarefazione e ambiguità. Sarebbe opportuno ricordare che l'originalità dello stile nasce dalla capacità di dare corpo e cuore alla propria urgenza narrativa, non dalla compulsione ad evidenziare la propria abilità tecnica e professionale.

A salvare la storia sono le interpretazioni di Massimo Popolizio e soprattutto di Edoardo Pesce, che invece conoscono bene il valore del lavorare "in levare" e dunque affrontano dialoghi spesso retorici togliendo loro letterarietà e aggiungendo spessore: del resto lo dice una battuta stessa del copione: "Il dolore non è quello che dici, è quello che taci". Dunque i momenti più gratificanti sono i duetti fra i due attori, che vorremmo rivedere come coppia recitativa in un film meno ridondante e impostato, e alle prese con dialoghi dotati di una maggiore ironia dark. Gli altri attori invece scontano la tendenza registica all'eccesso, che inevitabilmente dà al film più forma che sostanza.

Ai confini del male si lascia seguire grazie ad una trama comunque ben congegnata e alle interpretazioni dei due protagonisti principali, al netto delle esagerazioni è confezionato con una certa perizia cinematografica, ma perde l'occasione di trattare con più autenticità e rilevanza temi come la paternità, il senso di colpa e la ribellione a "come vanno le cose rispetto a come dovrebbero andare".
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SENTERI SELVAGGI
SENTIERI SELVAGGI

3,4 / 5

Recensione di Veronica Orciari

Adattamento molto libero del romanzo di Giorgio Glaviano “Il confine”, Ai confini del male è un thriller psicologico con due attori in stato di grazia ed uno stile visivo degno dei prodotti di oltreoceano. Ispirazione evidenziata già dai titoli di testa, incredibilmente simili, seppur con le debite differenze, a quelli di Westworld. Non a caso Alfieri ha infatti citato tra i suoi riferimenti Prisoners di Denis Villeneuve, Friedkin, De Palma, il Fincher di Millennium e Seven.
Tematica fondante di Ai confini del male è senza ombra di dubbio il rapporto genitori-figli. Al centro della narrazione sono infatti sia la triste vicenda che ha coinvolto la famiglia di Meda, sia il rapporto tra Rio e suo figlio Luca, il quale scivola dai severi controlli del genitore per entrare in poco raccomandabili giri di droga. Inoltre da non dimenticare anche la disperazione dei genitori della ragazza scomparsa insieme a Luca, Adele. L’ unico sentimento della coppia che Alfieri mette in scena è infatti l’enorme sofferenza causata dalla situazione. Mentre da un lato la famiglia Rio sembra da subito vivere l’evento in maniera controllata, i genitori della giovane ragazza sembrano rappresentare sin da subito le maschere del dolore. Infine rappresenta una donna sola e disperata il personaggio di Chiara Basserman, madre di Irina, ragazza scomparsa di cui però non si parla in giro perché “della figlia di un’ex-prostituta” non interessa a nessuno, mentre per i figli di due famiglie ricche scatta subito l’allarme.

Ai confini del male è quindi un prodotto che alla suspense tipica del genere unisce un’introspezione psicologica di spessore, affatto banale. I protagonisti non sono personaggi piatti, in quanto l’attenzione di Alfieri non è catalizzata soltanto dall’intreccio, ma anche da un evidente lavoro sulle personalità e da un sicuramente azzeccato casting. Pur con alcuni istanti di debolezza, il film risulta valido, il comparto visivo è curato e l’impressione generale è che il prodotto finale sia credibile.
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CINEMATOGRAPHE
CINEMATOGRAPHE

2,3 / 5

Recensione di Francesco Costantini

Vincenzo Alfieri sostiene che tutto è stato già detto e già scritto, e che quello che conta è trovare un modo originale di raccontare la solita vecchia storia. Non è questa la sede per contestare o validare l’assunto, vale la pena però di tenerlo presente perché aiuta a capire meglio il film. Le domande giuste sono due: Ai confini del male è, brutalmente, materia (ab)usata? Riesce a trovare un taglio rinfrescante per aggiornare il suo discorso? Una risposta per volta.

Al primo interrogativo si risponde facilmente. In effetti, molto del materiale usato dal film per tirare su la sua impalcatura, sia in termini di premesse narrative, sia in termini di caratterizzazioni e psicologie, ha un passato. L’isolamento e il cortocircuito di ipocrisie e mezze verità di una comunità chiusa, extraurbana? Check. Tutori dell’ordine molto molto al limite? Check. Figura di donna compromessa da un passato burrascoso ma al tempo stesso carica di vitalità oltre che di una insopprimibile dignità? Check.

Il gioco di alchimie (fisiche, caratteriali) tra i due protagonisti è buona parte del film. Della fonte letteraria Ai confini del male prende molto ma una cosa la cambia, per ammissione stessa del suo regista, che sceneggia insieme a Fabrizio Bettelli e Giorgio Glaviano, ed è la posizione molto più centrale nella storia affidata a Massimo Popolizio e al suo carabiniere dai due volti. Rio e Meda sono due parti della medesima unità, contraddittoria e moralmente al limite. Prima si annusano, per un po’ si guardano in cagnesco. Poi una breccia nelle incomprensioni, una scintilla di complicità, sulla falsariga del modello True Detective che lo stesso Alfieri ha espressamente citato come riferimento pesantuccio. Il loro legame è questione di fisicità: nervosa e vibrante per Popolizio; massiccia, inquietante e non scevra di una punta di vulnerabilità per Pesce. Bene Chiara Bassermann, riesce a suggerire ambiguità e un senso della vita al limite ben al di là dello stereotipo.

Lo stereotipo, già. Si torna al secondo interrogativo. Il film indugia nello spazio ombroso che separa l’apparenza di una vita dalla sua vera sostanza, tira fuori il male che c’è dentro ognuno di noi, gioca un po’ al conflitto di classe e per tutto il tempo parla di padri e figli. Le idee ci sono, non particolarmente originali ma non è questo il problema. Quello che manca al film è la forza di una visione davvero dirompente, di rottura.
Ai confini del male gioca con gli specchi e le apparenze, deforma gli ambienti per raschiare via qualsiasi parvenza di familiarità. Il Lazio del film assomiglia poco al Lazio reale. Questo è un bene. Per il resto il film è veloce, dinamico, rumoroso. Ma anche, purtroppo, frenato dalla necessità di rendersi attraente per tutti. Annacquato e troppo conformista. Manca di originalità, e a tratti di interesse. Il finale costruisce un castello di carte di rivelazioni su rivelazioni, non sempre spiazzanti. Ai confini del male vive d’inerzia sulla qualità (ottima) dei suoi protagonisti ma, a conti fatti, assomiglia a cento altri esempi del genere.
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MOVIEPLAYER
MOVIEPLAYER

3 / 5

Recensione di Maurizio Ermisino

Ai confini del male è un noir diverso dal solito, inquietante e atmosferico, in cui il vero mistero non è quello su cui i due carabinieri stanno indagando, ma quello che portano dentro di loro. Curatissimo a livello visivo, lo è meno dal punto di vista dell'intreccio, dei collegamenti all'interno della trama. Ma vedere un film come questo, che ambisce alle migliori serie internazionali di questo genere, nell'attuale panorama italiano è un piacere.
Per i primi dieci minuti, Ai confini del male va avanti in maniera quasi subliminale. Con scene brevissime, dei flash, e un montaggio serratissimo. Alfieri vuole lasciare intendere, suggerire cosa accade, per poi passare al racconto vero e proprio, che continuerà ad alternare momenti più riflessivi ad altre sferzate. Quei primi minuti sincopati sono - come ha dichiarato il regista - la volontà di dare uno schiaffo allo spettatore. Ma, in fondo, vogliono anche dirci che l'anima della storia non è il rave o il sequestro, ma quello che avviene dopo.
Vincenzo Alfieri è un regista che sa confezionare mondi, che sa bene come creare, nei suoi film, atmosfere ben precise. Gli uomini d'oro, il suo film precedente (una vera sorpresa) era un film urbano, in cui il grigio della città veniva ammantato da luci al neon, conferendo un'estetica tipica degli anni Ottanta a una storia che veniva dagli anni Novanta. Ai confini del male è invece extraurbano, è immerso nella natura selvaggia. Vive nel bosco, tra gli alberi e una terra umida che pare quasi di toccare, di sentire addosso. I colori dominanti sono il verde scuro e il blu delle acque del fiume su cui spesso si affaccia la storia.
Si sente abbastanza chiaramente la voglia di fare un nostro True Detective, di seguire una via poco battuta in Italia, ispirandosi a uno dei migliori prodotti crime americani degli ultimi anni. Oltre a quel calarsi profondamente nella natura, della serie di Nic Pizzolatto e Cary Fukunaga c'è quel modo di mettere in atto i delitti, ancestrale e rituale. Ma, soprattutto, c'è la scelta di focalizzarsi sui due detective, sulla loro natura ambigua, sulla loro vita tormentata, sui traumi del loro passato.
Edoardo Pesce veste i panni di Cane Pazzo, tenente dei carabinieri che non indossa la divisa, ma la giacca di pelle. Sdrucito, stanco, ferito, una perfetta figura da noir aggiornata ai nostri tempi, Cane Pazzo è manesco, iracondo, va a prostitute, e non sembra tenero nei confronti delle donne. Negli ultimi anni lo abbiamo visto in tanti film (Cuori puri, Fortunata, Dogman), dove ha sempre lasciato il segno, ma è stato spesso un comprimario, un non protagonista. Ai confini del male gli regala finalmente un ruolo da protagonista, e per uno dei migliori attori del momento è un riconoscimento importante. Edoardo Pesce è calato alla perfezione nel ruolo. Il suo fisico imponente, ma soprattutto gli occhi piccoli, taglienti, infuocati, dolenti riescono a donare un'anima al personaggio. La parlata strascicata, stanca, aggiunge un ulteriore colore al personaggio che ha subito un trauma nel suo passato.
Massimo Popolizio è Rio, il colonnello dei Carabinieri. È a prima vista quello regolare, quello che rispetta le regole, quello che indossa la divisa e le porta rispetto. Sicuro di sé, almeno in apparenza, parla con un tono di voce basso, con lo sguardo fisso. Sembra lontano da Meda, ma qui siamo in una terra di nessuno dove bene e male si fondono, dove gli opposti si attraggono per poi magari scontrarsi. Quella divisa a cui tiene tanto, che dice di onorare, è in realtà per lui uno schermo, uno scudo, che nasconde altro.
La materia di cui è fatto Ai confini del male allora è suggestiva, curata, degna di un thriller internazionale. Tra i modelli di Alfieri ci sono anche Seven di David Fincher e Prisonersdi Denis Villeneuve. Ma il regista si dimostra abile nel gestire i toni e le atmosfere. Un po' meno nel gestire l'intreccio, la trama gialla che, a tratti, all'inizio si fa fatica a seguire e poi presenta qualche buco. La chiave del film però non è tanto nei fatti raccontati quanto nei caratteri dei personaggi, la loro indole, la loro identità. Per godersi questo film serve abbandonarsi al fluire della storia insieme ai personaggi. E perdersi insieme a loro tra i boschi, lungo le acque, e nel buio della loro anima.
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FILMPOST
FILMPOST

7 / 10

Recensione di Maurizio Ermisino

Ai confini del male è molto liberamente tratto dal romanzo Il confine scritto da Giorgio Glaviano, uscito nel 2019. Si tratta di un film Sky Original prodotto da Italian International Film, Gruppo Lucisano e Vision Distribution, disponibile su Sky da lunedì 1° novembre, in streaming su NOW e on demand. La visione è consigliabile a un pubblico di soli adulti.
Ai confini del male è molto liberamente tratto dal romanzo Il confine scritto da Giorgio Glaviano, uscito nel 2019. Si tratta di un film Sky Original prodotto da Italian International Film, Gruppo Lucisano e Vision Distribution, disponibile su Sky da lunedì 1° novembre, in streaming su NOW e on demand. La visione è consigliabile a un pubblico di soli adulti.
La stratificazione dei personaggi, particolarmente di quelli principali, è curata. Essa crea una suspense altrettanto forte quanto il mistero sui giovani trattenuti contro la loro volontà e, forse, torturati. Anche nella mente, non propriamente lucida, dell’ex poliziotto ritenuto il numero uno dei presunti colpevoli, si arrovellano immagini, ricordi e messaggi da decifrare. C’è una frase che accomuna quest’ultimo e Luca: “sono stanco di come vanno le cose rispetto a come dovrebbero andare”. Perché entrambi la citano in due momenti distinti estremamente drammatici per entrambi? Perché, come si noterà, la dicono di fronte alla stessa persona? C’è un nesso logico o si tratta di una coincidenza? Di certo, Ai confini del male indaga i rapporti familiari, scegliendo quelli poco felici, e la solitudine di chi ne è privo o ne è stato privato.
Un’altra affermazione ricorrente nel film è: “la soluzione più semplice non è sempre la più giusta”. Non viene pronunciata dallo stesso personaggio, né rivolta al medesimo. I due detective se la giocano a vicenda e, alla fine, porterà uno dei due alla soluzione del giallo. Il film vuol mettere in luce e portare alle coscienze la lontananza fra le apparenze – socialmente accettabili, persino apprezzate – e la realtà sottostante, magari immorale. Siamo abituati a mostrare ciò che, grazie a certi criteri di comodo inventati dalla società, riteniamo ci tuteli nella nostra dignità esteriore. Ma dimentichiamo, talvolta, di dar valore alla nostra persona e alla sostanza delle azioni che compiamo; terrorizzati di restare isolati preferiamo, spesso, l’omologazione anche quando non la condividiamo. Ufficialmente conta come ti presenti e cosa dici, non chi sei veramente, in cosa credi e per cosa lotti. Così il male ha vita facile sul bene.
Ai confini del male è diretto e interpretato secondo scelte artistiche precise: piaccia o no, riuscita o no la cercata ispirazione anglo-americana, esso è pensato per un mercato internazionale. Infatti, il film mette da parte aspetti sia di sceneggiatura che registici e attoriali troppo “locali”. L’obiettivo è un prodotto usufruibile nei contesti più disparati, tant’è che, guardandolo, non si ha necessariamente la sensazione di trovarsi in Italia. Certo, non c’è confronto fra dei classici come Seven con Pitt e Freeman o Just cause con Connery; nemmeno ve n’è con il più recente Quelli che mi vogliono morto con Angelina Jolie. Il motivo? La cura del dettaglio, la qualità tecnica e, senz’altro, la sceneggiatura, il plot, che in un film fanno la differenza.
Proseguiamo la nostra recensione di Ai confini del male con una considerazione sui protagonisti. Edoardo Pesce, romano classe 1979, ha vinto il David di Donatello per la sua interpretazione in Dogman come migliore attore non protagonista. Nel violentissimo film di Garrone l’attore veste con successo i panni di un carnefice che si trasforma in vittima. Passando a Massimo Popolizio, genovese del 1961, la sua capacità tecnica è superiore, anche per la maggiore esperienza. Del resto, è stato vincitore per cinque stagioni non consecutive, fra il 1994 e il 2019, dell’ambito premio UBU e nel 2015 del prestigioso premio Hystrio. L’attore ha portato a casa molti altri riconoscimenti. Infine, Chiara Bassermann: da curriculum lavora parecchio, ma, come sensazione, potrebbe raggiungere un livello assai migliore con un regista, forse, più dedicato.
Vale la pena vederlo? Sì, perché il finale impreziosisce tutto il film: a differenza del solito, la conclusione è superiore alla storia e alla sua costruzione. Tuttavia, vi sono offerte migliori, specie pensando a prodotti stranieri sui generis di qualità ben superiore. Il tema familiare e quello della verità che si nasconde dietro a certi standard socio-economici, ma anche professionali, sono interessanti: a volte ci lasciamo convincere che conti solo o, soprattutto, una certa rispondenza con le categorie lavoro, soldi, stato civile, famiglia. In genere, quegli stessi criteri e inquadramenti sono, per la gran parte delle persone, frustranti, perché entrare a pieni voti in tutti è difficile. In particolare, rischiamo di offuscare la vista e frenare quel sesto senso che vede oltre. Quando uno dei due detective lo realizza, la verità gli arriva cristallina come l’acqua e, d’improvviso, i pezzi si organizzano nella sua mente, dando luogo al puzzle della soluzione.
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NOCTURNO
NOCTURNO

3 / 5

Recensione di Eugenio Grenna

Nel 2017 viene distribuito nelle sale I peggiori, esordio registico dall’impianto semplice e dalle poche pretese, ma con una buona capacità di veicolare un divertente gusto citazionista nei confronti di titoli quali: Defendor di Peter Stebbings, Super di James Gunn e Kick-Ass di Matthew Vaughn. Due anni dopo è la volta de Gli uomini d’oro, un heist movie cupissimo ambientato in una Torino plumbea, senza tempo, colma di oscurità e luci al neon dal gusto spiccatamente pulp. Vincenzo Alfieri con quel film gettava le basi di quello che sarebbe stato il suo cinema fatto di animi degenerati e ambienti altrettanti cupi. A sorpresa, dal 4 al 6 novembre del 2021 è uscito nelle sale un film estremamente curioso e interessante, si tratta di Ai confini del male, il terzo lungometraggio di Vincenzo Alfieri. Con questo film dalla vena fortemente autoriale e di genere, Alfieri sceglie definitivamente la direzione del suo cinema rifacendosi per di più ad un modello tematico, stilistico e narrativo assolutamente riconoscibile che nasce nella nuova serialità televisiva americana, ossia True Detective, notissima serie tv (pressoché antologica) della HBO ideata da Nic Pizzolatto.

Due elementi fino ad oggi hanno contraddistinto True Detective. Il primo: l’attenzione dedicata tanto al plot narrativo quanto alla psicologia dei personaggi. Il secondo: l’ambiente naturale, quasi sempre cupo, tormentato e fuori dal tempo. Ai confini del male di Vincenzo Alfieri cerca in tutti i modi di fare suoi questi elementi narrativi, stilistici e scenografici effettuando una trasposizione liberissima dal romanzo Il confine di Giorgio Glaviano che presentava sì la scomparsa di tre giovani ragazzi in un bosco tra Siena e Grosseto per mano di un individuo definito L’orco, ma che non presentava invece quello è il nucleo centrale del film di Alfieri, ossia il rapporto tra due uomini entrambi poliziotti estremamente differenti l’uno dall’altro, Fabio Meda (Edoardo Pesce) e Giorgio Rio (Massimo Popolizio). Quelle in cui i tre giovani ragazzi spariscono nei primi minuti del film sono vere e proprie terre di nessuno in cui convivono realtà angoscianti e ambigue all’esatto opposto, dalla villa sfarzosa e inquietante del conte Tancredi Bazzini (Paolo Mazzarelli), all’abitazione spoglia e sospesa sul lago del tenente tormentato e malato di sesso Fabio Meda (Edoardo Pesce).

Molto interessante la cura riservata all’approfondimento psicologico dei due protagonisti, Meda e Rio, veicolata attraverso l’uso di flashback cupi, orrorifici e disturbati che gettano costantemente le due anime nell’ombra dalla quale in tutti i modi vorrebbero invece uscire. Tanto la psicologia dei personaggi è curata e sorprendente – anche grazie a due interpretazioni eccelse di Edoardo Pesce e Massimo Popolizio – quanto la sceneggiatura nella sua continua presentazione di intrecci, sviluppi e twist risulta fiacca. Ne è prova il fatto che perfino gli sviluppi narrativi della parte finale interessano e sorprendono relativamente lo spettatore, finendo per restare in sospeso come un pesce che avvertendo l’agguato e il pericolo resta a guardare l’esca, senza tuttavia farla sua finendone vittima. Ai confini del male aveva tutte le carte in regola per ambire all’instant cult, purtroppo però per debolezze di scrittura non riesce nell’impresa risultando comunque un ottimo film dal grande coraggio.
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IL CINEMATOGRAFO
IL CINEMATOGRAFO

2,5 / 5

Recensione di Lorenzo Ciofani

***Opera terza del trentacinquenne Vincenzo Alfieri, Ai confini del male (Sky Original) traduce in immagini il romanzo Il confine di Giorgio Glaviano e guarda esplicitamente a modelli d’oltreoceano (il regista, anche sceneggiatore con Glaviano e Fabrizio Bettelli, cita Seven e Prisoners).

Se sul piano dei personaggi c’è una chiara referenza alla tridimensionalità e all’ambiguità dei protagonisti di quelle storie, è per atmosfere, umori e colori, nonché geografie decentrate e geometrie oblique, che questo thriller trova una sua collocazione, recuperando e aggiornando la lezione dei gialli all’italiana: clima sospeso, piccole società chiuse nei loro circuiti immorali, traiettorie morbose, peso del passato che incide sul presente e condiziona il futuro.

Al centro due carabinieri: l’uno, Meda detto Cane Pazzo, perseguitato dalle proprie psicosi dopo la morte della moglie e del figlio (Edoardo Pesce, piuttosto animalesco); l’altro, il capitano Rio, barricato nella disciplina militare e perciò padre anaffettivo (Massimo Popolizio, di mestiere).
Come promette il titolo, Ai confini del male costeggia le tenebre di una comunità ferita a morte scandagliandone due solitudini emblematiche: da una parte l’uomo perduto che vive ai margini di un sistema cannibale, uno spettro dissoluto sul piano sessuale, disinteressato alla vita perché spolpato; dall’altra l’uomo forte in apparenza immune al dolore perché difensore di un ordine falsamente retto, corpo estraneo in una famiglia che lo rifiuta, lo respinge, lo colpevolizza.

Alfieri fa bene a non ammiccare al pubblico cercando strade meno battute e ha le idee chiare quando mette in campo coordinate spaziali volutamente sfocate e un apparato umano ben servito da un buon cast. Peccato per il taglio un po’ lungo che incide sulla tenuta della tensione e rischia di disperdere il coinvolgimento nella risoluzione accanto ai protagonisti.

EVERYEYE
EVERYEYE

6,5 / 10

Recensione di Gabriele Laurino

Tratto dal romanzo "Il confine" di Giorgio Glaviano, Ai confini del male è una nuova produzione Sky Original, diretta da Vincenzo Alfieri e prossima al debutto in TV su Sky Cinema e in streaming su NOW. Ai confini del male sarà disponibile dal 1 novembre per tutti gli abbonati: si tratta di un thriller investigativo dalle atmosfere cupe e marce, un prodotto abbastanza derivativo dal cinema e dalla televisione di genere, ma in grado di assestare un paio di colpi registici niente male. Lo abbiamo visto in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo.
Tratto dal romanzo "Il confine" di Giorgio Glaviano, Ai confini del male è una nuova produzione Sky Original, diretta da Vincenzo Alfieri e prossima al debutto in TV su Sky Cinema e in streaming su NOW. Ai confini del male sarà disponibile dal 1 novembre per tutti gli abbonati: si tratta di un thriller investigativo dalle atmosfere cupe e marce, un prodotto abbastanza derivativo dal cinema e dalla televisione di genere, ma in grado di assestare un paio di colpi registici niente male. Lo abbiamo visto in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo.
Tratto dal romanzo "Il confine" di Giorgio Glaviano, Ai confini del male è una nuova produzione Sky Original, diretta da Vincenzo Alfieri e prossima al debutto in TV su Sky Cinema e in streaming su NOW. Ai confini del male sarà disponibile dal 1 novembre per tutti gli abbonati: si tratta di un thriller investigativo dalle atmosfere cupe e marce, un prodotto abbastanza derivativo dal cinema e dalla televisione di genere, ma in grado di assestare un paio di colpi registici niente male. Lo abbiamo visto in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo.
Tratto dal romanzo "Il confine" di Giorgio Glaviano, Ai confini del male è una nuova produzione Sky Original, diretta da Vincenzo Alfieri e prossima al debutto in TV su Sky Cinema e in streaming su NOW. Ai confini del male sarà disponibile dal 1 novembre per tutti gli abbonati: si tratta di un thriller investigativo dalle atmosfere cupe e marce, un prodotto abbastanza derivativo dal cinema e dalla televisione di genere, ma in grado di assestare un paio di colpi registici niente male. Lo abbiamo visto in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo.

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