Partiamo da una domanda: cosa manca al nostro cinema?

O meglio: cosa manca al nostro cinema per poter vivere di cinema?

Da molti anni, ormai decenni, sembra che la nostra distribuzione non riesca a a guadagnarsi una posizione di Un Certain Regards rispetto ai mostri sacri di Hollywood ma anche rispetto ai più umani cugini francesi e spagnoli.

Eppure senza andare troppo in indietro nel tempo, abbiamo prodotto dei signor film negli ultimi cinque o sei anni.

Pensiamo a La grande bellezza di Sorrentino, al Dogman di Garrone, a La pazza gioia di Virzì o all’incantevole Chiamami col tuo nome di Guadagnino, o ancora al Lazzaro Felice di Rohrwacher oppure a La migliore offerta di Tornatore, solo per citare alcuni dei titoli più premiati degli ultimi anni.

Ma non pensiamo solo ai premi, ultimamente siamo anche stati anche coraggiosi e attuali. Abbiamo prodotto piccoli capolavori destinati a rimanere in vetta alle classifiche dei migliori film italiani. Gioielli attuali come Perfetti Sconosciuti di Genovese, scommesse vinte come Lo chiamavano jeeg robot di Mainetti, Sulla mia pelle di Cremonini e La mafia uccide solo d’estate di Diliberto, pellicole di un certo spessore come Non essere cattivo di Caligari, Veloce come il vento di Rovere oppure La terra dell’abbastanza dei D’Innocenzo.

E ancora abbiamo dato vita a spassosi film che avrebbero meritato più spazio e più incasso come Se dio vuole di Falcone, Noi e la Giulia di Leo oppure Smetto quando voglio di Sibilia.

Insomma, non siamo proprio gli ultimi arrivati, eppure in fatto di incassi non si decolla. Ogni anno si ricomincia, si riscommette su tutto.

Cosa ci manca allora? Cosa manca al nostro cinema?

Come dice Marco Giallini in una intervista rilasciata a Movieplayer, non basta che molti film entrino nell’immaginario del cinema italiano molti anno dopo la loro uscita. Bisogna che incassino da subito. Soltanto così il cinema italiano può rinascere, altrimenti ci troveremo ogni anno a parlare di una ipotetica rinascita che non avverrà mai.

Bisogna quindi che i distributori appoggino i produttori più coraggiosi e pubblicizzino a dovere determinati titoli.